[Valsesia] Quarona - Monte Tucri - Lago di S.Agostino



Si parte da Quarona, dal sentiero nei pressi del campo sportivo. L'ampio acciottolato sale rapidamente verso San Giovanni al Monte e la Chiesa della Beata Panacea. Ecco la vista dal Sentiero del Pellegrino, all'altezza di San Giovanni al Monte:


La Chiesa di San Giovanni al Monte


La parte più antica venuta in luce indica che nel periodo della decadenza dell'impero romano (prima del V secolo d.C.) venne costruita una modesta casa a pianta quadra, forse destinata ad una postazione di sorveglianza. In essa probabilmente i legionari romani formarono un primitivo cenacolo cristiano. In un secondo tempo (tra il V ed il IX sec.) venne aggiunta, in adiacenza al lato nord, un'altra costruzione destinata a battistero con una vasca esagonale adatta ai battesimi per immersione. (da http://www.quaronasesia.it/centro/sangiovanni/san_giovanni_1.htm)

Salendo ancora, si trova la Chiesa della Beata al Monte, dedicata alla Beata Panacea, protettrice dei Valsesiani. Ecco la sua storia:

Lorenzo de Muzio , nato a Cadarafagno , risiedeva a Quarona e sposò Maria de Gambini di Ghemme. I coniugi, religiosissimi, si dedicavano al lavoro della terra e pascolavano il piccolo gregge.
Nel 1368 il loro matrimonio fu rallegrato dalla nascita di Panagia (nome che diventerà Panasia e poi Panacea). Morta la madre, il padre si risposò con Margherita de Galogi di Locarno , donna arrogante che non voleva che Panacea pregasse con tanta assiduità; spesso la maltrattava e la picchiava.
Un giorno la aggredì così selvaggiamente, mentre si trovava a pregare sul monte Tucri, da ucciderla con un fuso che le spezzò il cranio e le squarciò il collo ed il petto. Sconvolta da ciò che aveva fatto, la donna si uccise gettandosi da una rupe.
Durante il funerale della giovane, la bara di Panacea, che si trovava su di un carro, non si fermò al cimitero di Quarona, come avrebbe dovuto fare, ma le due vitelle che la trasportavano , proseguirono fino al cimitero di Ghemme, dove giaceva la madre di Panacea. I quaronesi costruirono una chiesa per pregare Panacea (Beata al monte) ed un'altra dove il suo cadavere fu respinto (Beata al piano). (da http://www.webalice.it/quarona/scuole/quarona/057.htm)

Il sentiero prosegue pianeggiante fino ad una radura da cui si può proseguire o seguire una deviazione che porta al monte Tucri per una via molto ripida. Arrivati quasi in vetta si corre lungo il ciglio di una rupe impressionante, che culmina con il Salto della Matrigna, in memoria del punto da cui, secondo la leggenda, si buttò la matrigna della Beata Panacea.

    

Superato l'ultimo gradino di roccia, la vista che si apre davanti agli occhi è spettacolare, e abbraccia la Valsesia, il paesino di Cavaglia e tutte le montagne e i boschi circostanti, a perdita d'occhio


In fondo alla discesa, il sentiero si divide e prosegue da un lato verso Cavaglia e dall'altro (segnavia blu) scende molto velocemente verso Quarona all'altezza della cava di pietra che si vede nella foto sopra. Il sentiero porta ad una ampia carrabile sterrata seguendo la quale (verso destra) si raggiunge il sentiero che porta al Laghetto di S.Agostino. Si risale per un comodo sentiero tra grossi massi fino al Sass di Strij, che merita una piccola sosta.


SAAS  DI  STRIJ. Strij significa streghe. Il sasso si trova in una valletta stretta, completamente isolata, che incute un senso di timore in chi la percorre. Questa sensazione non poteva non far nascere la leggenda di streghe che, ogni Martedì di luna piena, si riunirebbero in questi luoghi per celebrare, sul sasso menzionato, i loro riti satanici.
AVA CORNA. È una sorgente che sgorga ai piedi del Sasso delle Streghe. Ava in dialetto valsesiano significa acqua. Siccome la sorgente proviene dalle viscere della terra è in qualche modo collegata all'inferno, alle corna. Il nome può essere interpretato come acqua infernale, diabolica. L'ipotesi è che l'Ava Corna sia la risorgiva del Laghetto di S. Agostino. Non risulta siano state effettuate prove tecniche in merito. Un dubbio è lecito: la portata della sorgente è tale che il laghetto non riuscirebbe, da solo, a rifornirla per tutto l'anno senza prosciugarsi completamente. L'acqua della sorgente è interamente captata da un acquedotto locale.

Da qui si prosegue per un breve tratto attraverso una pietraia fino al Laghetto di S.Agostino:


Il Laghetto di S. Agostino è situato in Valsesia fra gli abitati di Rocca Pietra a nord e Quarona a sud.  La sua ubicazione è sul fondo di un lungo e stretto valloncello, con andamento parallelo al Fiume Sesia, delimitato a ovest  dalla lunga cresta  Poggio Roncacci - Poggio Pianale e ad est dal poderoso fianco del Monte Carrue. Il laghetto e lungo 500 metri, largo 100, profondo da 3 a 6 metri. In periodi di siccità si divide in due parti. La parte meridionale, quella più piccola, a volte si asciuga completamente. È alimentato dalle acque piovane e da due modeste sorgenti, una a nord a quota 510 metri, l'altra sul suo lato sud orientale a quota  490 metri, la stessa quota delle acque del lago. Il lago è riserva demaniale di pesca. Nelle sue acque abbondano due specie di sanguisughe.
L'avvenimento naturalistico più caratteristico nelle acque del lago è il fenomeno spettacolare e osservabile del raduno annuale di alcuni anfibi dell'ordine degli Anuri per la riproduzione: Rana temporaria, Rana dalmatina, e Rana esculenta, ma soprattutto Rospo comune (Bufo bufo). Il ritrovo per l'accoppiamento avviene all'inizio della primavera e coincide frequentemente colle due settimane che precedono la Pasqua. Migliaia di rospi si radunano per un accoppiamento ascellare durante il quale le femmine depongono sul fondo del lago dei cordoni gelatinosi lunghi 3-4 metri contenenti fino a 5000 uova che, a fecondazione avvenuta, danno origine a larve (girini) che a seguito di una metamorfosi di 2-3 mesi, lasciate le acque del lago, si disperdono nell'ambiente circostante. (da http://www.comunevarallo.com/sagostino.htm e http://www.torriste.it/88820.php)


   


A monte del laghetto, si trovano zone paludose molto interessanti:


Il bosco che circonda il lago è formato prevalentemente da castagno (castanea sativa), in associazione con altre essenze arboree ed arbustive quali: acero montano, frassino, ontano nero, pioppo tremulo, pioppo nero, nocciolo, biancospino, fragola, prugnolo e sanguinello. Le pendici rocciose circostanti aride ospitano sorbo montano, rovere, cerro, spincervino, ligustro e brugo in quantità. Da alcuni decenni tra i massi delle pietraie ha fatto la sua la Paulownia tomentosa, pianta esotica frugale dalla bella fioritura celeste, che si sta espandendo rapidamente insieme all'affine Buddleia davidii. Il sottobosco ospita: mughetto, sigillo di Salomone, arunco, ciclamino e luzola nivea. Anche le felci sono abbondanti e varie. Sono presenti Felce aquilina, felce femmina, Polistico di Braun (eccezionale a quote cosi basse); alcune specie del genere Asplenium (trichomanes, quadrivalens, septentrionale) e Dryopteris (affinis, chartusiana, dilatata, filix-mas); Cryptogramma crispa. Sulle sponde umide e nell'acqua sono visibili alcune specie acquatiche interessanti, tra le quali spiccano: menta acquatica, veronica beccabunga, salcerella, alisma e graziola. Eccezionale sulle pendici rocciose del Poggio Pianale la presenza di Primula hirsuta. (da http://www.comunevarallo.com/aspetti_botanici.htm)


Commenti

  1. complimenti, escursione completa e remunerativa abbinando il percorso al tucri e al lago con inerenti dati storici, leggendari e di interesse naturalistico.

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